monumento eroe nazionale albanese Scanderbeg

La storia dell’Albania è molto variegata e ricca di tanti e diversi capovolgimenti storici che hanno portato il paese dei Balcani ad assumere, gradualmente, sempre più importanza nel corso degli anni e dei secoli. Nel parlare della storia del Paese delle Aquile non si può fare a meno di sottolineare nessuno dei periodi storici che hanno vista protagonista l’Albania, dalle offensive degli Illiri fino ai giorni nostri; soltanto nell’età contemporanea l’Albania, che è riuscita a superare tutte le difficoltà che l’hanno attanagliata, può godere di tutte le sue bellezze e offerte, con un settore turistico che ormai rappresenta la punta di diamante del paese stesso.

Albania nell’antichità

Nel parlare della storia dell’Albania, la prima cosa che c’è da sottolineare è la storia antica, attraverso l’Illiria che ha rappresentato una delle entità più importanti, sia dal punto di vista geografico, sia dal punto di vista militare e bellico. Attraverso l’Illiria l’Albania vedrà intrecciare la sua storia con quella del popolo romano, attraverso quelle che sono passate alla storia come guerre illiriche.

Illiria e le popolazioni bellicose

Non si hanno molte testimonianze della regione dell’Illiria e di quale fosse la vita all’interno della stessa, ma – allo stesso tempo – la documentazione pervenuta permette di tracciare un quadro storico importante. L’Illiria era rappresentata da una serie di tribù, che facevano capo ad un unico re, che si erano insediate in tutta la zona dei Balcani: alcune di queste tribù hanno dato vita ad alcune città presenti ancora oggi all’interno dell’Albania, come Shkodra (oggi Scutari).

mappa antica di Illyria

Nonostante non esistano fonti certe in grado di identificare la correlazione tra illiri e albanesi, il primo documento ufficiale risale al IV ed è del re Bardylis, fondatore della Dardania, che comandava truppe e una popolazione piuttosto bellicosa.

La conquista macedone

Ben presto la realtà illirica e quella macedone vennero a scontrarsi, a causa del tratto distintivo di una popolazione illirica piuttosto incline alla guerra: l’atto che provocò lo scontro fu l’uccisione di Perdicca III, re di Macedonia, nel 359 a.C. Quando i macedoni divennero piuttosto potenti ed egemoni, grazie a Filippo II il Macedone, la popolazione illirica venne sconfitta e assoggettata a corpo militare macedone.

Con Alessandro Magno i moderni albanesi ebbero molta importanza nelle conquiste in Asia, soprattutto nell’ambito della conquista della Persia. Dopo la sua morta, l’Illiria si ribellò e portò alla formazione di un indipendente regno.

Le guerre illiriche contro l’Impero romano

Lo scontro contro il nascente Impero romano si verificò, ancora una volta, a causa di un omicidio compiuto dalla popolazione balcanica – che, intanto, si era estesa fino a controllare non soltanto l’odierno territorio albanese, ma anche l’Erzegovina e il Montenegro -. L’uccisione di mercanti italici avvenuta all’interno della città di Fenice, in Epiro, provocò la reazione diplomatica di Roma a cui, dopo un’altra uccisione, fece seguito quella militare.

La prima guerra illirica vide la vittoria dell’Impero romano e limitò la geografia del regno che, a seguito della seconda guerra illirica e del suicidio della regina Teuta (sostituita dal diplomatico re Genzio), accentrò tutto il suo potere nella città di Scutari, l’unica autorizzata a coniare moneta. A seguito dello scontro tra romani e macedoni, però, data la decisione dell’Illiria di allearsi con i secondi, il regno venne smembrato in tre parti e assoggettato al controllo romano, pur rimanendo indipendente. Dopo diversi capovolgimenti storici, fu definitivo il controllo romano dell’Albania a partire dal 168 a.C.

Albania nel Medioevo

Il Medioevo albanese è stata, probabilmente, una delle fasi storiche più difficili e complesse della storia dell’Albania, in quanto il Paese delle Aquile cambiò padrone ma non condizione di assoggettamento, e il territorio vide cambiare diversi regni che esercitarono la propria influenza sulla regione balcanica.

A seguito della divisione dell’impero romano, l’Albania è stata parte dell’impero romano d’oriente prima di subire le influenze dei popoli invasori, tra cui quella dei normanni – giunta a seguito della distruzione del primo impero bulgaro – che ha portato ad un accentramento dei poteri e delle zone di influenza. Tale potere è stato successivamente accresciuto di un dominio bizantino che iniziò la sua fase di declino soltanto nel 1200, a seguito della quarta crociata: l’Albania è stata smembrata divenendo, da un lato, Despotato d’Epiro e, dall’altro (specie nella città di Durazzo), parte della Repubblica di Venezia.

Il carattere bellicoso del popolo albanese si evidenziò nella figura di Teodoro I, che esercitò mire espansionistiche di grande influenza, mirando addirittura alla città di Costantinopoli. L’influenza dell’impero bulgaro – che intanto aveva riacquisito il suo potere – caratterizzò, però, un motivo di ostacolo per l’Albania, sia dal punto di vista territoriale che dal punto di vista militare. Con la perdita del territorio albanese da parte della Bulgaria, l’influenza veneziana si intensificò maggiormente, tanto da portare alla creazione della denominazione di Albania veneta (per l’influenza esercitata non soltanto nella città di Durazzo, ma anche nell’area dalmata oggi compresa nell’attuale Montenegro).

Albania ottomana

L’influenza ottomana caratterizzò una delle pagine più tristi della storia albanese: il dominio ottomano ha portato alla fine dell’Albania come entità nazionale e indipendente e il paese, prima del 1870, quando c’è stato il riconoscimento nazionale albanese. I presupposti creatisi durante secoli di conquista e dominio, da parte di un impero solido, hanno caratterizzato la base dell’indipendenza giunta nel 1912.

La prima conquista ottomana

La prima conquista ottomana avvenne nel 1385; gli ottomani hanno esercitato il loro dominio per oltre 5 secoli, portando il 70% della popolazione a convertirsi all’islamismo e in migliaia a emigrare in Grecia, Italia e Turchia. Coloro che rimasero in Albania e si convertirono furono identificati come shqipetar, mentre coloro che emigrarono furono chiamati arbëreshë. Pur emigrando, gli albanesi mantennero parte delle loro tradizioni.

La rivolta di Scanderbeg

Il 2 marzo del 1944 Giovanni Castrota Scanderbeg, nella cattedrale veneziana di San Nicola ad Alessio, tenne un convegno (con partecipazione veneziana) in cui è stato proclamato guida della nazione albanese. Il successo della figura di Scanderbeg, benché ostentata dalle forze ottomane, fu tale da pensare ad una nuova crociata guidata dallo stesso Giovanni Castrota.

Tuttavia, ben presto le imprese militari di Scanberbeg preoccuparono Venezia e tutto l’occidente, terrorizzato dall’ipotesi che l’Albania potesse estendersi ad ovest, minacciando non soltanto i turchi ma anche i veneziani. Anche dopo la morte della grande guida nazionale, l’Albania seppe resistere a tutti gli assedi turchi, nell’iconica città di Krujë, che cadde soltanto nel 1478.

castello di Scanderbeg a Kruja in Albania

La fine dell’Albania

La presa di Krujë determinò la fine dell’Albania che, dal 1478 al 1912, divenne parte del dominio ottomano. Nel secondo grande dominio albanese, le ondate migratorie si intensificarono maggiormente, con 8 ondate registrate nel corso dei secoli e rivolti verso il Regno di Napoli. Il processo di islamizzazione, allo stesso tempo, divenne ancor più fitto anche in quelle realtà ostiche. Dal punto di vista prettamente numerico, l’Albania caratterizzò un incremento importante sia nelle forze governative ottomane, sia nel più vasto impero musulmano della storia.

Il riconoscimento nazionale albanese e l’indipendenza

Il riconoscimento nazionale albanese, conosciuto come Rilindja Kombëtare, c’è stato a partire dal 1870 ed è durato fino al 1912, quando l’Albania è diventata indipendente. Il principio base del riconoscimento nazionale albanese è stato caratterizzato dalla solidarietà religiosa tra proprietari terrieri musulmani e amministrazione ottomana, garantita dalla Lega di Prizren (costituita nel 1878 a Prizren, in Kosovo).

Molto presto, però, la Lega di Prizren – benché avesse ricevuto il supporto del dominio ottomano, che chiedeva in cambio la difesa territoriale – si ritrasse proteggendo soltanto il territorio albanese e chiedendo la fusione di quattro vilayet ottomani, Kosovo, Scutari, Monastir e Ioannina, al fine di creare un unico vilayet albanese. A seguito di numerose battaglie per l’indipendenza, nel 1912, l’Albania ottenne l’indipendenza il 28 novembre del 1912, grazie all’avanzata delle forze montenegrine e alla sconfitta di quelle ottomane.

Il principato d’Albania

Il 29 luglio del 1913 le sei potenze decisero che l’Albania sarebbe diventata un principato sotto il controllo tedesco, attraverso un protettorato che sarebbe stato esercitato per dieci anni (rinnovabili). Si decise, dopo diversi scontri per determinate chi fosse il principe dell’Albania, che il ruolo sarebbe stato assunto da Guglielmo di Weid che, dopo un’iniziale riluttanza, accettò il ruolo nel febbraio del 1914.

Il principato d’Albania acquisì forma dopo l’insediamento di Guglielmo di Weid a Durazzo, attraverso l’approvazione dello statuto organico dell’Albania in 216. L’inizio della prima guerra mondiale portò alla fine di Guglielmo di Weid, che si rifugiò a Venezia prima di rientrare nell’esercito tedesco sotto forma di “conte di Krujë”.

La breve parentesi della Repubblica albanese

A seguito del principato d’Albania, a partire dal 1924, nacque la Repubblica albanese con a capo il presidente Ahmed Roy Zogu. Zog si propose come un presidente moderno, che tentò di dare un volto rinnovato all’Albania, cercando di avvicinarla alle tendenze occidentali.

Tra i suoi provvedimenti ci furono quelli di vietare il velo e proibire la tortura agli animali, trovando appoggio nell’Italia e abolendo gradualmente la servitù. In questo modo l’Albania emerse come una realtà nazionale moderna, lontana dagli ancoraggi di antica entità. Tuttavia, il crescente pericolo fascista in Italia portò l’Albania ad isolarsi politicamente: l’obbligo di insegnare l’italiano nelle scuole albanesi fu rigettato da Zog, con un’evidente reazione italiana che cessò di fornire supporto al Paese delle Aquile.

La Repubblica Socialista d’Albania

Dal 1946 in poi iniziò l’ultima fase della storia dell’Albania, che l’ha portata al processo di democratizzazione odierna. Il Partito Comunista Albanese acquisì potere il 29 novembre del 1944, grazie alla figura di Enver Hoxha, marxista-leninista ortodosso che si ispirava all’Unione Sovietica di Stalin. Fino all’espulsione della Jugoslavia dal Cominform (organizzazione internazionale di tutti i partiti comunisti), nel 1948, l’Albania agì come satellite di Tito. Successivamente, Hoxha portò alla formazione di bunker militari in tutto il paese, che raggiunsero il numero di oltre 500mila.

dittatore albanese Enver Hoxha

Da quel momento in poi, iniziarono tutti i cambiamenti dal punto di vista sociale e politico che determinarono l’impronta dell’Albania nel XX secolo. In primo luogo, l’isolamento del paese balcanico in Europa, dal momento che Hoxha decise di rimanere fedele all’idolatria staliniana; in secondo luogo, il processo di ateismo albanese. Così recita, in tal senso, l’articolo 37 del 1976 recita: “Lo Stato non riconosce alcuna religione e sostiene la propaganda atea per inculcare alle persone la visione scientifico-materialista del mondo”.

Il terzo processo voluto da Enver Hoxha fu l’avvicinamento alla Repubblica Popolare Cinese ma, dopo la morte di Mao nel 1976, si verificò una frattura tra Albania e Cina: furono, secondo rapporti di Amnesty International, anni cupi per la popolazione e dirigenti di partito; stime parlano di 100mila vittime e tra 5mila e 25mila uccisioni politiche.

A partire dal 1985, quando ci fu la morte di Enver Hoxha, la forza comunista all’interno del paese si indebolì gradualmente all’interno del paese; il presidente fu sostituito da Ramiz Alia, segretario del Partito del Lavoro albanese, che venne rieletto nel 1987 e garantì il multipartitismo nel 1990, prima di diventare Presidente della Repubblica albanese nel 1991. A seguito delle sue dimissioni, nel 1992 – avvenute a causa della vittoria democratica -, il presidente è stato arrestato per corruzione. Gli anni successivi alla fine di Ramiz Alia furono molto difficili in Albania, con una fase di continue proteste che portarono alla nascita della cosiddetta Anarchia albanese, nel 1997.

Albania oggi

L’Albania oggi è caratterizzata dalle ultime elezioni, a partire da quelle presidenziali nel 2005, che hanno conosciuto uno stravolgimento delle forze politiche – data l’avanzata del centro-destra nazionale -, ma soprattutto a partire dal 2009, quando l’Albania è entrata a far parte della NATO.

La domanda di adesione all’Unione Europea è stata accettata e, dal 2014, il Paese delle Aquile ne è parte. Gli ultimi anni in Albania sono stati caratterizzati dall’insediamento del Presidente della Repubblica Nishani e del premier Rama, attualmente in carica.